Da luglio obbligo defibrillatori per sport dilettantistici. Ecco cosa fare

Il Ministero della Salute lo ha twittato: dal 1° luglio tutte le società sportive dilettantistiche devono essere in regola con il possesso di un defibrillatore semiautomatico e ci dev’essere negli eventi sportivi una persona formata e capace di utilizzarlo. In occasione delle gare di calendario organizzate “in casa” o da altre società sportive sul loro impianto, o di competizioni organizzate dagli enti di promozione sportiva, anche le 110 mila società dilettantistiche dovranno sincerarsi che il defibrillatore sia al suo posto, e ci sia personale ad hoc che abbia seguito un corso di rianimazione cardiopolmonare e defibrillazione. Ove manchi uno dei due presupposti citati, le gare non sono effettuabili. Si fa eccezione alla regola del defibrillatore per sport a basso impegno fisico come bocce, biliardo, pesca sportiva, sport di tiro, pesca, giochi da tavolo (carte, scacchi etc). In altre parole non ci saranno ulteriori ritardi o deroghe per nessuno rispetto a quanto prevede la legge Balduzzi 189 del 2012.

Legge Balduzzi e decreto 2011– Le società sportive professionistiche da tempo si sono messe in regola, mentre le dilettantistiche dovevano adeguarsi per il 30 gennaio 2016 ma poi avevano avuto tre deroghe: i termini erano stati differiti due volte nel 2016 e una dalla manovra 2017, appunto al 1° luglio di quest’anno. Motivo: la formazione degli operatori chiede tempo e denaro. Insomma, dovevano passare 30 mesi dalla legge e ne sono passati 47. Peraltro, il decreto non richiama solo la legge Balduzzi ma anche un precedente decreto ministeriale del 18 marzo 2011 che disciplina i contenuti della formazione e invita le regioni a dotare di defibrillatori semiautomatici esterni i mezzi di soccorso del 118 e delle croci, ambulanze di soggetti pubblici e privati che facciano servizi di assistenza e trasporto sanitario, mezzi aerei e navali per il soccorso degli infermi. Inoltre, il decreto consiglia l’estensione alle Forze dell’Ordine. Quindi invita le stesse regioni a valutare di “presidiare” con defibrillatore aree con particolare afflusso di pubblico; aree isolate e zone disagiate (montagna, piccole isole), strutture sanitarie e sociosanitarie, poliambulatori, ambulatori dei medici di medicina generale; auditorium, cinema, teatri, parchi divertimento, discoteche, luoghi affollati inclusi ipermercati ristoranti, stabilimenti balneari. E ancora: carceri, scuole, atenei, uffici. Infine, le farmacie, “per l’alta affluenza di persone e la capillare diffusione nei centri urbani che le rendono di fatto punti di riferimento in caso di emergenze sul territorio”.

Le leggi regionali –Alcune regioni hanno pensato che, meglio ancora dei medici di medicina generale, possano far rete anche gli studi libero professionali privati. Una, la Toscana, ha inserito gli obblighi di quest’ultimo decreto nelle recenti modifiche alla sua normativa autorizzatoria degli studi medici e odontoiatrici. «Si prevede ora l’obbligo di detenere un defibrillatore negli studi libero professionali. Ma non viene fornito uno straccio di giustificazione statistica o scientifica, tenendo fuori, anche qui senza spiegazione alcuna, attività che il Decreto Balduzzi invece prevedeva, quali gli studi dei medici di famiglia», contesta Renato Mele, consultore di quota B Libera professione per la Toscana in Enpam. «In passato, solo la Regione Basilicata aveva provato ad inserire tale obbligo per gli studi libero professionali, ma aveva ben presto desistito per le più che giustificate proteste degli interessati».

I problemi– «Molti medici e odontoiatri, è bene si sappia, fanno regolarmente corsi BLSD ed alcuni posseggono già un defibrillatore», continua Mele. «Ma da qui ad ammettere che i nostri studi ne debbano essere dotati, quando sappiamo che altrove sarebbero molto più necessari, ce ne corre. E dopotutto lo stesso Decreto Balduzzi lo certifica. Forse qui in Toscana non siamo stati abbastanza bravi a dimostrare alla Regione che un defibrillatore nei nostri studi è inutile, o ci sono altri motivi che mi sfuggono…»

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