Lettera aperta di Salvatore Rossini dopo le Olimpiadi di Rio

La vita di uno sportivo spesso e volentieri propone due strade, praticamente un bivio. E’ succede spesso in caso di successi. Si decide di andare avanti per il proprio percorso dimenticando il passato e le origini di una carriera che continua a dare i suoi frutti, oppure fermarsi un attimo e rendere omaggio a chi invece ha contribuito alla personale crescita sportiva ed umana, permettendo appunto di raggiungere determinati risultati. E questa scelta fa la differenza. Salvatore Rossini, il 30enne pallavolista di Formia, reduce dalla conquista della medaglia d’argento alle Olimpiadi di Rio de Janeiro, ha deciso per la seconda strada. Totò per gli amici, non ha esitato un attimo e riflettere per dire “grazie” a chi lo ha sostenuto fin dal principio della sua carriera pallavolistica. E questo fa di Salvatore Rossini un campione a 360 gradi. Ecco il testo della lettera da lui scritta:

“Può la passione tramutarsi in qualcosa di concreto? possono i sacrifici di una vita materializzarsi in un metallo? Avevo 15 anni quando ho conosciuto i protagonisti di questo racconto, uno in una palestra di una scuola media di Formia e gli altri sul lungomare di Sperlonga. Ero appena adolescente e ancora non sapevo bene cosa fare da grande, mi piacevano i numeri e tutti i tipi di sport con la palla, non avevo le idee ben chiare!

Poi un giorno in quella palestra incontrai un allenatore, severo ma giusto, molto severo e molto giusto, bisognava tendere al meglio, come nella vita! Si chiamava Giuseppe Costigliola, Peppino per gli amici, ma di piccolo quell’uomo non aveva nulla… Anzi riusciva a trasmetterci una passione tale che ognuno di noi giovani pallavolisti sentiva ben chiaro, nitidamente! Tutti noi volevamo vincere e in qualche modo ce lo meritavamo per l’impegno e il sacrificio messo durante gli allenamenti. Dopo alcune partite vinte in modo agevole rimanevamo a fare allenamento, per la gioia dei nostri genitori, perché il tutto non ci aveva messo abbastanza in difficoltà o alla prova…era una fucina di piccoli e fieri spartani!

Gli altri due protagonisti di questa breve storia invece sono la mamma e il papà di una splendida famiglia, gestori di un lido a Sperlonga. li ho conosciuti quando ero appena quindicenne, perche quella si che era chiara, avevo una passione spudorata per il beach volley! Delfo e Patrizia infatti non solo gestivano un Lido, ma avevano anche un campo da beach dove giocavano tutti i più bravi atleti della zona e per me era come un invito a nozze. Ero lì in pianta stabile 4 mesi l’anno! Col passare del tempo miglioravamo, giocando sempre anche agli orari più improponibili, non ci fermava nessuno! La stessa passione era condivisa da Delfo e dalla moglie…siamo diventati e spero resteremo sempre ottimi amici!

Tornando da Rio con la mia medaglia d’argento ho pensato tanto a loro… al tempo passato insieme e tutto l’affetto che mi hanno sempre regalato! E anche un pò merito loro se sono riuscito a diventare quello che sognavo di essere, è tanto merito loro! Si perche l’affetto non ha un peso specifico ne e quantificabile ma vi assicuro che conta! C’erano tanti miei amici, c’era la mia famiglia e c’erano loro! In un week end di pausa, tra una tappa e l’altra, prima di partire per il Brasile c’erano loro! Il mio e un grazie sentito, un grazie di cuore, Peppino Delfo e Patrizia sono un patrimonio più importante di quella medaglia per il nostro territorio e per l’Italia intera (non è un caso se anche Lupo-Nicolai freschi medagliati nel beach volley si sono preparati da loro). Sarà l’aria che si respira, gli ottimi pranzi che si consumano, sarà la meticolosità invariata negli anni di Peppe, sarà questo e chissà cos’altro, ma loro sono stati per me un trampolino per l’Olimpo! GRAZIE”.

Salvatore Rossini

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