di francesco carnevale
Roberto Peppe scopre la passione del tennis all’età di 14 anni. Prende molto sul serio questo sport che si allena nel centro sportivo, situato nel centro della città, per parecchie ore. Questo fino all’età di 25 anni, quando passava 5-6 ore sul rettangolo rosso per allenarsi in vista delle gare. Successivamente per altri impegni può dedicare solo duo ore alla sua passione. Ma questo con il tempo gli ha permesso di fare esperienza, essere determinato e con molti sacrifici ha portato a casa con gli anni i risultati tra coppe e riconoscimenti sportivi. A differenza di altri suoi coetanei, i quali scelgono in età adolescenziale il calcio, il tennista fondano ha preferito il tennis. “Ho scelto il tennis – dichiara – e non il calcio perché mi piaceva per il distacco. Appena vedevo un muro mi ci mettevo a palleggiare e poi nel calcio ero troppo falloso anche da attaccante”. Tra i ricordi Roberto Peppe ne annovera un paio. La prima è la sua prima vittoria avvenuta a Terracina e che durò 3’45. Mentre la seconda è stata quella più bella. “Era agosto 2019 – continua Peppe – al foro italico di Roma. Il luogo mette i brividi solo ad entrarci e calpestare il terriccio rosso, figuratevi a vincere. La sera, poi, si trasforma in qualcosa di magico con le luci che sparano sulla pineta, il giardino, il villaggio e le statue”. Con gli anni il tennista fondano ha affinato tecnica e gioco. Per questo confida che il suo stile è ispirato Chang. “Nel 1990 avevo 10 anni e lo guardavo in tv non mollava un punto nemmeno quelli impossibili”. Durante le competizione Roberto Peppe ha un colpo preferito, quello del rovescio bimane. Inoltre tra le varie tecniche e stile di gioco il tennista fondano preferisce un gioco solido da fondo campo, limitando gli errori ma non disdegna di attaccare quando c’è la possibilità. Per il futuro agonistico Roberto Peppe gareggerà con il suo team, il max Gatta di Tecchiena di Altri, per affrontare nuove sfide. Infine lo stesso giocatore chiude affermando “il tennis per me è stato una scuola di vita, dove ho imparato a lottare e nessuno mi ha regalato niente”.
