Il ritorno di mister Marco Marocco

Dopo un anno sabbatico per ricaricare le pile, l’allenatore dei due salti di categoria consecutivi rompe il silenzio. “Cerco progetti seri, non portafogli gonfi. Il calcio è verità, . LATINA/FROSINONE – C’è chi il calcio lo vive come un passatempo e chi lo respira come una questione di famiglia, di sangue e di sudore. Marco Marocco appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Una carriera da calciatore solida tra Priverno,Cori Pontinia,B.montello Prossedi Maenza e Roccasecca, culminata con la storica promozione in Prima Cat. Dopo 20 anni. Il passaggio in panchina, dove ha dimostrato che vincere non è un caso, ma un’abitudine. I numeri recenti sono il suo vero biglietto da visita, un curriculum che parla da solo: 54 partite giocate, 2 promozioni consecutive e solo 4 sconfitte totali, di cui appena una tra le mura amiche. Una marcia trionfale, specialmente nell’ultimo biennio ad Amaseno, che lo ha visto scalare le categorie con la foga di chi non accetta compromessi. Ma dopo il doppio salto e i successi, il “Mister” ha sorpreso tutti scegliendo il silenzio. Un anno lontano dai riflettori, un “silenzio” necessario per depurarsi dalle tossine di un ambiente a volte troppo presuntuoso. IL RACCONTO: OLTRE LA LAVAGNA Le sue radici affondano nella nobile arte del pugilato, eredità di un padre che ha calcato i ring nazionali e di un fratello che ne ha seguito le orme. “Il ring, come il campo, ti sbatte in faccia la verità, bella o brutta che sia”, esordisce il Mister. È questa filosofia della lealtà e del lavoro duro che lo ha portato a vincere campionati da imbattuto e a compiere miracoli sportivi, come l’ultimo secondo posto dietro un Boville stratosferico, nonostante un ambiente societario appesantito da un’ambizione che è sfociata nella presunzione. Per Marocco, il segreto non risiede in un modulo magico, ma nell’alchimia del gruppo e nel rigore scientifico della preparazione atletica, curata da anni insieme al dottor Italo Lillo Napoleoni. “In queste categorie, dove i campi sono difficili, la tenuta fisica deve colmare i limiti tecnici”, spiega. Ma è lo spogliatoio il vero tempio: Marocco non accetta “prime donne” o falsi maestri. Per lui la trasparenza è tutto, anche quando gestisce rimborsi differenti: “Chi prende di più deve correre il doppio degli altri”. Il suo anno di pausa è stato una scelta di salute mentale e sportiva. Dopo la cavalcata di Amaseno e le tensioni dell’ultima stagione, Marocco si sentiva svuotato. “L’ultimo anno è stato logorante. Avevo bisogno di staccare la spina per tornare con la fame giusta”. Un distacco che lo ha portato anche a riflettere sullo stato del calcio italiano, un settore che definisce allo sbando, dove le società inseguono modelli anni ’80, strapagando i giocatori ma trascurando la formazione tecnica dei giovani, ormai attratti da altre realtà sportive che hanno invece lavorato meglio e sono al passo con i tempi. Oggi il Mister è pronto a rimettersi in gioco, ma a una condizione.. Marocco cerca un progetto a 360 gradi, dove poter incidere su ogni dettaglio, dal magazziniere alla comunicazione, perché “il calcio è fatto di episodi che vanno gestiti con cura”. Il suo è un appello alla concretezza: non gli interessa lo stipendio facile, ma la sfida vera. “Mi auguro di trovare pane per i miei denti”, conclude con lo sguardo di chi è pronto a sferrare il prossimo colpo. Cerca una piazza che voglia sudare, dove la parola data valga ancora più di una firma. Marco Marocco è tornato, e questa volta non ha intenzione di lasciare che la presunzione degli altri rovini la bellezza della sfida.

Related posts

Leave a Comment