Quando nel calcio professionistico si sussurra la parola crisi, i maggiori indizi su chi ne stia soffrendo ricadono subito sulle società di Lega Pro e, a cascata, su alcune realtà di B agonizzanti da tempo per scellerate gestioni ed improponibili personaggi ritrovatisi nei ruoli apicali dei club.
Per questo, infatti, la crisi ha fagocitato e sta rendendo la vita impossibile alle squadre più rappresentative del nostro movimento provinciale, a partire dal Latina vicino – solo quattro anni fa – all’impresa della vita contro il fallito (notizia dell’ultima ora) Cesena, per poi proseguire con gli affanni perpetui di storiche società come Formia, Gaeta, Fondi e Terracina.
Il calcio che scompare diviene un filo conduttore capace di unire in modo trasversale il glorioso Bari e le piccole grandi comunità di provincia, accumunando e spegnendo le passioni di migliaia di tifosi.
DALL’UNICUSANO AL RACING, FINO AL TRISTE EPILOGO
Solo un anno fa, all’alba del ritiro di Norcia, il presidente dell‘Unicusano Fondi Bandecchi parlava dell’imminente professionismo come una conseguenza logica degli investimenti apportati dal club. “La nostra università è al lavoro per conseguire la serie B in quattro anni al nostro club, programmando ogni stagione e puntando sull’italianità della rosa. I nostri modelli sono la Spal e l’Athletic Bilbao, e in futuro non escludiamo di formare un rosa con tutti ragazzi della regione per confronarci con le migliori realtà del nostro calcio” – affermava con prorompente sicurezza il patron rossoblu.
Da furore a cenere. Passando per la beffa di Antonio Pezone, ex presidente del Racing Roma sceso nella cittadina laziale con le migliori intenzioni, ma subito scarsamente legato all’identità del club. Dal suo avvento le prime mosse sono state inequivocabili: cambiare logo, cambiare il nome (da Unicusano a Racing ) e spostare in toto il settore giovanile al “Pineta de Liberti”.

Dall’ idillio mai nato tra Pezone e la tifoseria fondana (con tanto di record negativo di spettatori della Lega Pro raggiunto nella stagione 2016-17) , al tentativo – neanche troppo nascosto – del giramondo romano di trasferire il titolo di Lega Pro da Fondi al Latina dopo il tracollo neroazzurro coinciso con i guai giudiziari del presidente Maietta, il tutto con il parere negativo del sindaco locale e le ambigue resistenze della lega.
Il punto di rottura pochi giorni fa. Pezone abbandona Fondi per virare sulla piazza di Aprilia. Il sindaco De Meo, a cui viene affidato il titolo, rifiuta di prendere qualsiasi iniziativa anche alla luce della mole dei debiti da coprire. Il resto è storia. Come il Fondi. L’unica speranza adesso è rappresentata dal settore giovanile, salvato da un gruppo di appassionati fondani e attivo in tutto il territorio comunale con iniziative volte a restituire un senso e dignità a questa torbida vicenda. Un lampo di orgoglio nell’oscurità di una storia – ultradecennale – calpestata da tanto, troppo tempo.
POLISPORTIVA GAETA AI TITOLI DI CODA, MISTRAL GAETA IN FORTE ASCESA
Era il Giugno 2012 quando Mario Belalba, insieme al sodale Felice Melchionna, assumeva l’incarico di presidente del Gaeta (dopo il fallimento in serie D targato Magliozzi) guidando una cordata di imprenditori locali. Da quel giorno di acqua sotto i ponti ne è passata molta, cancellando rapidamente gli entusiasmi delle prime ore e trasformandosi ben presto in una vera e propria tempesta sia sportiva che di carattere giudiziario.
Per il massimo dirigente biancorosso, infatti, i guai con con la giustizia e il controverso rapporto con la stampa(soprattutto locale) hanno rapidamente deteriorato la fiducia e l’empatia con la piazza gaetana, sedotta nel frattempo dalla nascita di un’altra realtà capace di affiancare la storica Don Bosco Gaeta, e scavalcarla grazie abasi societarie solide e una pianificazione programmata: la Mistral Gaeta.

Proprio i gialloneri, nel corso degli ultimi anni hanno rapidamente scalato le gerarchie calcistiche pontine, approffittando del tracollo biancorosso e delle stagione in fotocopia della polisportiva gaetana: battistrada nella prima metà della stagione e meteora nella restante parte, con cessioni improvvise dei migliori calciatori e continui ribaltoni in panchina.
Fino a questa annata. L’ultima della storia del team gaetano dopo 87 anni. L’ultimo atto dello sceneggiato, infatti, si consuma durante l’intero campionato di Promozione appena andato in archivio. Il Gaeta di Kabangu, Igoaddou e della colonia spagnola sbaraglia gli avversari e sembra destinato ad un serrato testa a testa con l’Itri di Minieri, ma a dicembre la società di Belalba riduce il proprio roster ai minimi termini, depauperando un patrimonio tecnico ed umano da serie superiore e favorendo una discesa senza precedenti, che culmina con una salvezza (dopo tre cambi di allenatore e quindici sconfitte consecutive) dovuta solo ai demeriti degli avversari.
Il resto è storia dei giorni nostri. Il presidente della fu Polisportiva Gaeta svincola 28 calciatori, rinuncia alla matricola e pone fine alla storia di una delle squadre più importanti del nostro comprensorio. Fossimo in un romanzo, l’autore non potrebbe che tingere la storia con i “colori” kafkiani. Ed adesso, dopo il cambio di colori e il passaggio al biancorosso, la Mistral Gaeta appare sempre più come l’unica vera ancora di salvezza per una piazza vivace e cronicamente innamorata del futbol da oltre 87 anni.
TERRACINA E FORMIA, IL BLASONE E LA PASSIONE OLTRE LE AVVERSITÀ
L’inutile vittoria contro il Play Eur non è basta per salvaguardare la categoria. Il Formia calcio delle instanbili e variegate gestioni societarie dell’ultimo quinquennio è retrocesso in Promozione e l’anno venturo infoltirà lafolta schiera di compagini pontine presenti nel secondo campionato regionale, trasformandolo in un un girone dantesco infarcito di derby fratricidi. A partire da quello con il Terracina, fallito e scomparso proprio quando il professionsimo era distante un manciata di punti.
I tigrotti, scontato l’anno nell’inferno della Terza Categoria, sono ripartiti con l’imprenditore sonninese Luciano Iannotta, protagonista indiscusso del restyling e della riapertura dell’abbandonato “Colavolpe” e meno incisivo sotto l’aspetto tecnico, sia con la strutturazione societaria (a partire della scelta degli allenatori e le annesse tempistiche) che con gli acquisti nelle varie sessioni di calciomercato. E in attesa dei primi colpi da affiancare al tecnico Reggio, la tifoseria terracinese attende un segnale forte.
Un‘unione di intenti tra istituzioni e club per restituire la giusta dimensione ad un club troppo importante per recitare il ruolo di comparsa in Promozione.

Dalle città con bacini potenzialmente legati al calcio che conta alle piccole realtà in fase di smantellamento giorno dopo giorno. Il Faiti dallo scorso giugno ha cessato l’attività con il calcio a 11, fondendosi con il Latina Scalo calcio a 5 e formando la Virtus Faiti di Futsal, mentre la Pro Calcio Lenola si è autoretrocessa in Seconda Categoria ponendo fine in modo inaspettato alla dignitosa esperienza in Promozione. E così, aspettando gli ultimi colpi di scena, l’unica certezza resta la sconcertante e crescente difficoltà con cui il calcio dilettantistico deve confrontarsi quotidianiamente.
Abbandonato al suo destino o, nella peggiori delle ipotesi, monopolizzato da personaggi ambigui e distanti anni luce da quei sentimenti che alimentano la passione dei tifosi. I primi, e forse le uniche vittime, della crisi pallonara.
Luciano Savarese per Terrasport.it
